Cappellano

La storia della Cantina Cappellano ha inizio nel 1870, quando il notaio Filippo Cappellano, ricco possidente dell' Albese, fonda l'Azienda accorpando ben 60 ettari di terreno coltivato a vite.

Alla sua morte gli subentra il figlio Giovanni, enologo, che con spirito imprenditoriale ristruttura la Cantina e inventa la "cura dell'uva" realizzando impianti alberghieri ad Alba e Serralunga per ospitare i clienti. All'Esposizione Universale di Parigi del 1889, la Cantina Cappellano conquista con i suoi vini la medaglia di bronzo.

La grande invenzione del Barolo Chinato la si deve a Giuseppe, fratello di Giovanni, laureato in farmacia, che gli subentra nella conduzione dell'Azienda dopo la sua improvvisa scomparsa. Il Barolo Chinato viene confezionato con una ricetta segretissima: vengono aggiunte al Barolo delle spezie in dosi sapienti, che anche oggi rendono questo vino ineguagliato. Dopo la morte di Giuseppe nel 1955, il grande patrimonio di famiglia viene frammentato e disperso. Solo alla fine degli anni ‘60 Teobaldo Cappellano, nato e cresciuto in Eritrea, torna a Serralunga e decide con coraggio e con notevoli sacrifici di riappropriarsi del marchio Cappellano e di ricostruire l'Azienda. Il fiore all'occhiello della Cantina è sempre il Barolo Chinato, che strega e conquista chiunque lo assaggi.

Oggi le vigne della Cantina Cappellano, circa 4 ettari, sono curate con passione e competenza dal figlio di Teobaldo, Augusto, che, seguendo le tradizioni di famiglia, non usa diserbanti, ma solo prodotti ammessi dall'agricoltura biologica nel rispetto della natura e del territorio. I vini della Cantina Cappellano non sono presenti sulle guide per una scelta precisa di Augusto, che non fornisce assaggi ai critici, ma lascia che a parlare siano la qualità e l’incredibile personalità delle sue bottiglie.

 

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