Pila Vecia

Situata a Passolongo di Isola della Scala, in provincia di Verona, qualche chilometro oltre Buttapietra, risale alla metà del secolo XVII; da documenti dell’Archivio di Stato di Venezia, risulta infatti che la richiesta per poter costruire la pila fu inoltrata alla Serenissima il 26 aprile 1644 da Domenico Cristato, latifondiere del tempo, e che nel 1656 essa era già da tempo funzionante.
Nel corso dei secoli diverse famiglie del patriziato veneto si susseguirono nella conduzione della Pila Vecia. Tra queste ricordiamo gli Zenobio, proprietari della Pila Vecia per oltre un secolo e mezzo. A testimonianza di questo periodo rimane lo stemma araldico della famiglia, raffigurante un leone e un’aquila, che ancor oggi campeggia sulla facciata della Pila Vecia. Inoltre il corso d'acqua che ancor oggi in parte fornisce l'energia necessaria a muovere i meccanismi della Pila porta il nome di Fossa Zenobia.

La storia più recente della Pila Vecia è indissolubilmente legata a quella dei paesi e degli abitanti della zona. Durante la seconda Guerra mondiale, i tremendi bombardamenti dell’aviazione alleata si abbatterono tremendamente su tutto il territorio, ma risparmiarono incredibilmente la Pila Vecia, probabilmente perché vicina ad un campo di prigionieri inglesi. Per questa ragione, una quindicina di famiglie rimaste senza abitazione si rifugiarono alla Pila, trasferendo qui le loro attività quotidiane: l’osteria, il maniscalco, la sartoria, il barbiere. Nacque così una piccola comunità, ricordata come "Piccola Italia". Anche dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la Pila Vecia costituì un punto di riferimento per soldati italiani e inglesi sbandati. Il prodigarsi disinteressato della famiglia Ferron per far ritornare in patria coloro che, fino a poco tempo prima erano stati i nemici britannici, fu premiato con un riconoscimento ufficiale da parte del Supremo Comando Alleato.

Grazie alla scrupolosa passione della famiglia Ferron, la grande ruota a pale, di 7,5 metri di diametro, azionata dall'acqua della Fossa Zenobia, è ancora intatta e funzionante, così come lo sono le 9 pile ricavate in un blocco unico di marmo rosso di Verona e i relativi pestelli, che con il loro movimento ritmico liberano il risone dalla pula. Questa tipologia di lavorazione richiede tempi lunghi e grande perizia. Il riso che se ne ricava presenta un aspetto forse meno accattivante ma conserva intatte le qualità nutritive e di gusto. Nel secondo dopoguerra, agli antichi pestelli mossi solo dall'energia idrica, sono stati affiancati macchinari più moderni alimentati anche dall'energia elettrica.

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